Una nuova legge sulla gestione dei cani definiti “potenzialmente pericolosi” sta facendo discutere. In particolare, un emendamento della Proposta di Legge “PLP 4” ha acceso forti polemiche: prevede l’obbligo di conseguire un patentino per chi desidera convivere con uno dei 26 cani elencati nella cosiddetta “save list”—esclusi però i cani acquistati da allevamenti con affisso ENCI. Una scelta che ha sollevato dure critiche da parte di esperti, educatori e associazioni. A guidare la protesta è Angelo Vaira, fondatore della scuola cinofila ThinkDog e promotore di un diverso approccio all’educazione canina.
La legge PLP 4: cosa prevede e perché è contestata
La Proposta di Legge PLP 4 nasce con l’intento di aumentare la sicurezza pubblica, regolando la gestione di specifiche razze considerate più a rischio. Il meccanismo immaginato prevederebbe:
- Obbligo di patentino per i proprietari di cani “potenzialmente pericolosi”
- Esclusione dall’obbligo per i cani acquistati da allevamenti con affisso ENCI
- Valutazione del binomio cane-persona tramite test CAE1, giudicato da molti esperti anacronistico e inadeguato
Ma è proprio questa esclusione a far discutere. Secondo gli esperti, favorisce l’acquisto di cani di razza e penalizza le adozioni da canile, creando una forma di discriminazione sociale e culturale inaccettabile.
L’approccio cognitivo-relazionale: il cane come soggetto
Angelo Vaira propone una visione alternativa: il Protocollo Sicurezza, un modello educativo basato sull’approccio cognitivo-relazionale.
Questo approccio parte da un assunto fondamentale: il cane non è un oggetto da addestrare, ma un essere senziente, capace di emozioni complesse. L’intervento educativo deve quindi puntare sulla relazione, la comprensione dei bisogni del cane e una convivenza rispettosa.
Secondo Vaira, la pericolosità di un cane non dipende dalla razza, ma dagli ambienti in cui vive, dal modo in cui viene trattato e dalla competenza del proprietario.
Patentino o protocollo? Una questione di metodo (e di valori)
Uno dei nodi più controversi riguarda la differenza tra “patentino” e “protocollo”. Il primo viene visto come uno strumento repressivo, legato a logiche burocratiche ed esercitazioni di obbedienza standard, come il test CAE1. Il secondo, invece, è una proposta educativa, che si basa su:
- Formazione esperienziale del proprietario e del cane
- Responsabilità condivisa tra istituzioni, famiglie e professionisti
- Lettura comportamentale del cane nelle situazioni reali
Il rischio, secondo Vaira, è che con il patentino si premi chi compra cani selezionati, mentre si punisca chi sceglie la via dell’adozione. Questo può portare a un aumento delle disuguaglianze e a canili ancora più affollati.
Il Manifesto per una Cultura della Responsabilità
Dal Protocollo Sicurezza è nato un Manifesto, già presentato al Comune di Milano, che raccoglie cinque princìpi guida per una società più consapevole e sicura:
- Sicurezza: fondata su competenze e prevenzione, non controllo rigido
- Cura: attenzione ai bisogni fondamentali del cane
- Ascolto: empatia e comprensione delle emozioni canine
- Rispetto: per l’animale, le persone e le regole
- Crescita comune: il cane evolve, l’umano con lui
Secondo Vaira, la sicurezza non si ottiene con il comando, ma con la comprensione. Ed è per questo che invita le istituzioni a sostituire la parola “patentino” con “protocollo”: non per togliere rigore, ma per aggiungere profondità.
La questione delle razze e dei pregiudizi
Sono davvero alcune razze più pericolose di altre? La risposta di Vaira è chiara: i cani reagiscono secondo la loro natura, ma è l’ambiente e la relazione con il proprietario a fare la differenza.
Ad esempio:
- Un Border Collie sotto stress tenderà a inseguire
- Un Terrier potrebbe mordere e scuotere
- Un cane da guardia cercherà di allontanare l’intruso
Ignorare queste differenze, secondo Vaira, è pericoloso. Così come è sbagliato pensare che un cane con pedigree sia “più sicuro”: la vera sicurezza nasce dalla relazione, dall’educazione continua e dalla responsabilità quotidiana.
Un cambiamento culturale necessario
Vaira non nega che esistano cani con comportamenti a rischio, ma invita a cambiare approccio: non esistono cani cattivi, ma condizioni pericolose. Cani isolati, maltrattati o non compresi sono quelli più a rischio di sviluppare comportamenti aggressivi.
Per questo la sua proposta punta su:
- Formazione continua dei proprietari lungo tutto l’arco della vita del cane
- Supporto distribuito: già 174 istruttori hanno aderito al Protocollo in Italia
- Collaborazione con enti e associazioni: FISC, Save the Dogs, Pet Levrieri hanno già dato il loro sostegno
Milano come esempio nazionale
La scelta del Comune di Milano di accogliere la proposta di Vaira è un segnale importante. Soprattutto perché arriva dalla stessa Regione che ha promosso la legge PLP 4. Il futuro, però, si gioca nel confronto, nella collaborazione e nella capacità del legislatore di ascoltare chi i cani li conosce, li studia e li ama davvero.
“La sicurezza non è solo una questione di regole, ma di cultura”, conclude Vaira. E in tempi di semplificazioni e facili slogan, forse abbiamo bisogno proprio di questo: una riflessione profonda, condivisa e basata sul rispetto autentico tra esseri viventi.




